La Mediazione che mette al centro i figli

LA MEDIAZIONE CHE METTE AL CENTRO I FIGLI
a cura di Sara Renzi, Counselor Professionista e Mediatore familiare in formazione

 

La mediazione familiare mette in primo piano la tutela dei minori che vivono l’esperienza di separazione dei genitori. Il compito principale a cui deve far fronte la famiglia separata è la riorganizzazione delle relazioni familiari a livello coniugale e genitoriale. Dobbiamo pensare alla separazione come ad un processo, più che un fatto. Il mediatore traghetta la coppia di ex coniugi verso un accordo che permetta loro di continuare a cooperare per il benessere dei figli.

Sull’adattamento dei figli alla separazione incidono, soprattutto, la qualità della relazione del figlio con ogni genitore e la qualità della relazione dei genitori tra di loro (Hawthorne et al., 2003). I figli hanno compiti difficili nell’adattarsi alla separazione dei genitori.

Wallerstein (1983) individua come segue i principali di questi compiti: riconoscere la rottura nella relazione dei propri genitori, disimpegnarsi dalla sofferenza e dal conflitto dei propri genitori e riprendere le proprie attività abituali, affrontare la perdita, risolvere i propri sentimenti di rabbia e autoaccusa, accettare il carattere permanente della separazione, raggiungere una speranza concreta in termini di relazioni affidabili (La mediazione familiare, L. Parkinson; 2011).

In mediazione, spesso, i genitori riconoscono che, per entrambi, la cosa più importante è il loro amore per i figli, che non viene mai meno, e l’amore dei figli per ciascuno di loro.

Hanno bisogno di riconoscere che è estremamente difficile continuare ad essere cogenitori e, intanto, affrontare la fine della loro relazione di coppia. I mediatori possono aiutarli a distinguere fra i tagli che si devono fare e i legami che continuano ossia le relazioni tra genitori e figli, nel presente e nel futuro (La mediazione familiare, L.Parkinson; 2011). In quest’ottica viene lasciato ai figli un tempo di elaborazione per i compiti psicologici che devono affrontare, tempo in cui i genitori li accompagneranno nel processo che stanno vivendo. Ascoltando i bisogni dei figli, i genitori li sosterranno nel comprendere cosa sta succedendo, rassicurandoli sul fatto che continueranno ad essere amati e curati e che non hanno nessuna responsabilità rispetto alla separazione. Avranno il permesso emotivo da ognuno dei due genitori di continuare ad amare l’altro. Manterranno un contatto regolare con il genitore che ha lasciato la casa. Manterranno la loro routine quotidiana. Avranno la consapevolezza che ognuno dei due genitori è in grado di affrontare la situazione, anche se non vivono più insieme. Avranno genitori che sappiano prendere decisioni attente e fare accordi, senza coinvolgerli né abusare del loro sostegno emotivo (La mediazione familiare, L. Parkinson; 2011).

Quando entrambi gli ex coniugi hanno elaborato la perdita relativa alla separazione coniugale e hanno raggiunto un buon senso di sé (divorzio psichico), è possibile impostare la relazione con l’ex partner su basi diverse rispondenti alle esigenze della nuova situazione. In questi casi, la riorganizzazione delle relazione all’interno della famiglia avviene in maniera cooperativa nell’interesse dei figli. (Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, M. Togliatti e A. Lavadera; 2002).

Molti genitori hanno così tanti problemi da affrontare, quando si separano, che non è facile, per loro, pensare a quello che stanno vivendo i figli. Uno dei benefici della mediazione, è che li aiuta a concentrarsi sui loro figli come singoli individui e a tener conto dei loro sentimenti e bisogni, oltre che dei propri. In generale i genitori vogliono mettere i figli al primo posto, e accolgono con piacere un incoraggiamento a fare così (La mediazione familiare, L. Parkinson; 2011).

Alcune delle tecniche e abilità che il mediatore mette in atto per agevolare i mediandi con i figli sono: la formulazione di domande circolari e ipotetiche, la normalizzazione della situazione, il riconoscimento, il mutualising, la capacità di reframing, la capacità di far stabilire delle priorità, la capacità di fornire delle informazioni (La mediazione familiare, L. Parkinson; 2011).

Questa prospettiva, in cui il figlio viene tutelato dai genitori durante la separazione, ci consente di pensare alla stessa come ad un processo evolutivo che coinvolge l’intero nucleo famigliare, dove facendo leva sulle risorse presenti, si ridefinisce la nuova struttura della famiglia.